- Al Presidente della Giunta Regionale Enrico Rossi
- All’Assessore regionale Salvatore Allocca
- Ai Gruppi Consiliari regionali della maggioranza
Registriamo da tempo una pericolosa deriva che porta danni gravissimi alla vita democratica, alla civiltà giuridica, e non solo giuridica, alla convivenza civile, ai principi costituzionali di questo Paese.
Ci tornano alla mente altri periodi della travagliata storia italiana in cui processi del genere – basati sugli stereotipi, sui pregiudizi, su presupposti “scientifici” che, naturalmente, nulla avevano di scientifico - sfociarono in atti discriminatori prima, in persecuzioni vere e proprie poi, della popolazione ebraica e di altre minoranze linguistiche, religiose, etniche, in nome appunto della superiorità della “razza ariana”.
C’è da essere profondamente allarmati quando si dà vita a giurisdizioni separate per determinate categorie di persone o si definiscono reati non le azioni compiute da uno o più individui ma la loro condizione (di immigrata/o, di profuga/o, di persona priva di uno specifico documento d’identificazione) o si priva della libertà, rinchiudendolo in carceri chiamate CIE (Centri di Identificazione e di Espulsione), chi non ha un regolare permesso di soggiorno.
Ricordiamo, senza voler fare accostamenti che potrebbero sembrare azzardati, che nella Germania hitleriana il primo passo verso i forni crematori fu la condanna in tribunale di persone il cui unico reato era quello di essere ebrei (o Rom o omosessuali o testimoni di Geova o comunisti …).
Le misure attuali, si dice, sono adottate per garantire la sicurezza, come se la sicurezza fosse messa in pericolo essenzialmente dalle e dai migranti, considerati potenziali delinquenti, ed, ancor più, come se la sicurezza non fosse un termine più complesso e complessivo, da declinare insieme all’aggettivo sociale, senza che la si riduca ad un problema di ordine pubblico.
Vi sono indubbiamente organizzazioni criminali che speculano sui sogni e sui progetti di quanti cercano nuove possibilità di vita in Europa. Ma la lotta a quelle organizzazioni (per cui, sia detto per inciso, risultano indispensabili proprio quelle intercettazioni telefoniche che la maggioranza governativa vuole ridurre drasticamente) non può – non deve – trasformarsi in lotta alle vittime di tali speculazioni criminose.
Come, per altri versi – ed anche questo sta accadendo – non può – non deve – traformarsi in lotta ai poveri la lotta alla povertà, sacrificata troppo spesso agli “spiriti naturali” del mercato.
Logica vorrebbe che all’irregolarità delle presenze dei migranti (o, come viene ormai definita normalmente, alla loro “clandestinità”, ma è un termine che non ci piace, perchè sottintende una propensione ad occultarsi e ad agire in modo ostile e pericoloso delle persone straniere irregolari) fosse contrapposta l’apertura di canali possibili di regolarizzazione per chi studia e lavora sul territorio italiano, tutti collegati ad effettivi diritti di cittadinanza.
Si sta procedendo invece su una strada opposta, che rende sempre più difficile il rimanere nella condizione di regolarità anche a chi il permesso di soggiorno ce l’ha già.
Ebbene, in mezzo ad un simile degrado ed alla decrescita progressiva del livello di civiltà di questo Paese, era per noi motivo di fiducia (e speriamo che continui ad essere) il fatto che la nostra Regione fosse al centro di una prospettiva alternativa, basata sull’accoglienza, sull’integrazione sociale, sull’inclusione, con la sua recente legge sull’immigrazione, non a caso contestata dalla compagine governativa.
Anche alcune frasi del candidato Rossi in campagna elettorale, divenute poi un punto specifico del programma della coalizione di centro-sinistra, relative alla possibilità di collaborare con il Governo nel caso avesse progettato di realizzare un CIE in Toscana, non ci avevano preoccupato più di tanto.
Pensavamo ad un modo originale di interpetrare il no ai CPT – Centri di Permanenza Temporanea – ed ai CIE, già espresso dal precedente Presidente e dalla sua maggioranza ed ora tradotto, con spirito toscano beffardo, da “maledetti toscani” alla Curzio Malaparte, nella formula “collaboreremo se i CIE si trasformeranno miracolosamente in veri e propri centri di accoglienza e quindi, ovviamente, non saranno più CIE”. Che sarebbe come dire, forzando un po’ la mano “noi saremmo anche per i centri di tortura – alla Abu Graib ed alla Guantanamo – purchè vi si facessero soltanto massaggi terapeutici, bagni solari, cure riabilitative”.
Adesso che il Ministro Maroni ha manifestato la sua volontà di procedere in tempi brevi alla realizzazione di un CIE in Toscana, l’indisponibilità della Regione a collaborare deve essere chiara e netta, essendo più che evidente:
- che permangono seri dubbi sulla costituzionalità di tali centri (e dello stesso reato di “clandestinità”, nel linguaggio del potere, o di “irregolarità”, per dirla alla nostra maniera),
- che le condizioni di non rispetto dei diritti umani in tali luoghi sono la norma (come è dimostrato dai rapporti di Medici senza frontiere, di Amnesty, della Commissione De Mistura, dell’ACNUR, nonchè da diverse inchieste giornalistiche),
- che risulta assurdo stanziare somme non indifferenti per tali strutture in un momento di gravissima crisi economica come l’attuale,
- che, comunque, la collaborazione con un Governo che sta minando alla base le possibilità di azione delle Regioni e degli enti locali, e che sta attaccando quotidianamente la Costituzione, risulta attualmente improponibile.
Sappiamo bene che non fare un CIE in Toscana non risolve la questione, ma vorremmo che rimanesse fermo il NO a tale struttura da parte del Governo regionale quale segnale di un’altra strada possibile per costruire politiche valide nei confronti dei migranti. Con una Regione, quindi, che rifiuta il Centro prospettato da Maroni, simbolo della politica razzista del Governo, e che comincia ad attuare la buona legge sull’immigrazione che si è data.
Cordialmente.
Sergio Bontempelli
Mariella Orsi
Ilaria Possenti
Enzo Mazzi
Sergio Staino
Alfredo Zuppiroli
Sandro Margara
Moreno Biagioni
Salvatore Tassinari
Lorenzo Guadagnucci
Eugenio Baronti
Maurizio Brotini
Roberto Passini
Giuseppe Faso
Marina Veronesi
Jason Nardi
Giuliano Ciampolini
Mirella Bresci
Stefano Arrighetti – Istituto “Ernesto De Martino”
Paolo Gianardi
Rossana Marini
Luca Ciabatti
Paolo Mencarelli
Chiara Giunti
John Gilbert
Patrizia Meringolo
Luciano Miglietta
Graziella Rumer Mori
Francesco Mori
Danilo Conte
Barbara Anglani
Sandra Teroni
Laura Ronchi Abbozzo
Sara Nocentini
Maria Elena Giusti
Franca Ruolo
Maria Agnese Cardini
Alessandro Bezzi
Luisa Petrucci
Meri Breschi
Annafranca Rinaldelli
Franco Fantozzi
Andrea Salvoni
Roberto Budini Gattai
Andrea Del Testa
Eros Cruccolini
Francesca Moccagatta
Sara Pierallini
Daniele Pieroni
Andrea Bagni
Patrizia Ragazzini
Mira Furlani
Flavio Fenici
Andrea Millotti
Alessandro Bussotti
Aldo Tomassini
Anna Nocentini
Anna Picciolini
Alessio Bellini
Francesco Andreini
Katalin Virag
Raniero Casini
Massimo Seriacopi
Paola Torricini
Massimo Bertolà
Daniela Melotti
Antonella Ninci
Antonio Bertolucci
Velio Abati
Maria Pia Betti
Massimo Guarducci
Delia Dugini
21/6/2010
